A parte il fatto di avere tutti il doppio cognome, hanno un’altra caratteristica che li accomuna ai miei occhi: il fatto che non ho idea di chi siano. Lo ammetto, ne ho sentito vagamente parlare, o forse solo letto il nome da qualche parte, e non di tutti a dire il vero… insomma, mi sono reso conto che non so’ nulla del mondo culturale ammerrigano.
Oddio, non che di quello italiano sappia granche’, ma almeno un’infarinatura leggera a scuola me l’hanno data.
Sara’ l’ottimismo post-Obama che mi spinge a guardare con piu’ benevolenza agli States, sara’ che ora piu’ o meno ci vivo e sono quindi volente o nolente esposto alle loro idiosincrasie e punti di forza, ma sto iniziando ad interessarmi sempre piu’ a quello straordinario esperimento di convivenza civile che sono gli USA da 250 anni a questa parte.
Mi e’ piaciuto molto questo pasaggio sulla terza di copertina che riflette la filosofia della rivista da 150 anni a questa parte:
What is the American Idea?
It is the fractious, maddening approach, to the conduct of human affairs that values equality despite its elusiveness, that values democracy despite its debasement, that values pluralism despite its messiness, that values the institution of civic culture despite their flaws, and that values public life as something higher and greater than the sum of all our private lives.
The founder of the magazine valued these things – and they valued the immense amount of effort it takes to preserve them from generation to generation.
Vero e' che l'Italia e' tale solo da 150 anni, pero' con la millenaria storia che abbiamo alle spalle, forse qualcosina di meglio si forse si poteva fare...
No comments:
Post a Comment
E' il pensiero che conta. Basta un CIAO... in qualunque lingua!